Valentina tornò
nella propria stanza solo nel tardo pomeriggio. Inaspettatamente i
nonni avevano invitato lei e i suoi genitori a rimanere a pranzo da
loro e dopo mangiato erano andati al cinema tutti insieme. Avevano
visto Kung Fu Panda e come al solito lei si era immedesimata nella
storia e nei personaggi fino a dimenticare che erano solo disegni
animati.
Troppo spesso nella sua mente la realtà e la fantasia si intrecciavano
e si sovrapponevano e lei finiva col preferire la seconda alla prima,
la mamma glielo rimproverava sempre...
Ma stavolta non si sarebbe fatta trovare in castagna, si era fatta
un programmino che non faceva una piega: mezz’oretta nella sua
stanza a ripassare la poesia, poi a lavarsi e infine giù a
cena. Se tutto andava come previsto, dopo cena avrebbe potuto concedersi
di giocare un po’ al computer prima di andare a letto.
- Toh.. il computer – pensò entrando in camera –
è rimasto acceso tutto il giorno, con il programma di disegno
aperto! Sono la solita distratta, meno male che non se ne è
accorto nessuno...
Beh lo spegnerò prima di scendere, il vedere la mia stella
sul monitor mi aiuterà ad imparare meglio la poesia, visto
che anche lì si parla di stelle...
Poi cominciò a recitare, con il libro aperto per poter sbirciare
in caso di necessità:
- San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
...............................................
Quando giunse all’ultimo verso, soddisfatta della propria interpretazione,
Valentina fece una pausa e si voltò, come se dietro di lei
ci fosse stato un pubblico immaginario che avesse potuto applaudirla.
Fu in quel momento che udì una voce quasi sussurrata che giungeva
da molto vicino:
- Ma è una poesia bellissima!
Valentina sentì il sangue gelarsi nelle vene. Chi aveva parlato?
Si girò di scatto: nella sua stanza non c’era nessuno,
aprì cautamente la porta e anche il corridoio era vuoto, sentiva
le voci ovattate di mamma e papà che giungevano dalla cucina
di sotto...
Quella voce... era strana, aveva un timbro metallico, ma era modulata
con dolcezza, quasi fosse densa di emozioni e sembrava provenire....
ma sì! Sembrava provenire dagli altoparlanti del computer!
Mosse qualche passo in direzione del mobiletto portaPC come se si
avvicinasse ad una bomba ad orologeria che potesse esplodere da un
momento all’altro.
Stella Ste era ammutolita, si aspettava una reazione, una risposta
da parte della ragazzina bionda, della sua Creativa, come l’aveva
chiamata Synt e invece nulla. Forse non l’aveva sentita, forse
il regalo di Synt non funzionava a dovere... Decise di riprovare.
- Io volevo dire... è stupenda la poesia che hai letto, mi
sono commossa ascoltandola, l’hai scritta tu?
Quando udì queste parole, Valentina era ormai a un passo dal
monitor e non ebbe più dubbi: la voce proveniva dagli altoparlanti
del suo computer; alzò gli occhi verso lo schermo e quello
che vide ebbe l’effetto di un secchio d’acqua gelata riversatole
addosso... Stella Ste la stava guardando e aveva un’espressione
diversa da quella che lei le aveva disegnato: gli occhioni erano sgranati
e vicino alle ciglia dell’occhio sinistro c’era una piccola
lacrima, un tocco di pennello azzurro chiaro che, ne era sicura, non
era opera sua.
Il panico si impadronì di lei: per la prima volta dimenticò
le raccomandazioni di papà sul corretto spegnimento del computer
e premette con forza il pulsante di accensione fino a quando vide
la lucina spegnersi.
Poi si precipitò
giù dalle scale.